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DI CHE COSA STIAMO PARLANDO. Questo libro comprende una raccolta di appunti di due allenatori di pallavolo durante la loro esperienza personale ottenuta sul campo di gioco. Nell’arco di oltre 20 anni di attività pratica svolta a livello amatoriale, Emanuele Riccardi e Luigi Corti riuniscono aneddoti, pensieri, esperienze positive e negative, convinzioni e disillusioni, amicizie reali e concrete, vittorie e sconfitte; gli insegnamenti e il materiale didattico dei corsi di aggiornamento da loro effettuati, il confronto con gli altri allenatori e gli addetti ai lavori contribuiscono ad arricchire il contenuto di questo libro.

Tutto questo fatto grazie ad un modo di vedere la pallavolo come uno sport che permette di migliorare la qualità della propria vita e non come un’attività sportiva o professionale fine a se stessa; questo modo di pensare permette a Manu e Gigi di ottenere grandi riscontri umani prima ancora che sportivi e consente loro di confrontarsi quotidianamente con la loro crescita personale. Le persone incontrate in questi anni gli hanno consentito di allargare il loro bagaglio culturale e tecnico, di conoscere idee nuove, di farsi nuove esperienze e di accettare, in un modo più tollerante, le diversità altrui; gli hanno permesso inoltre di condividere programmi e obiettivi, sogni e delusioni ma soprattutto esperienze di vita con gli altri. Se allenando una squadra si vuole essere un bravo allenatore bisogna saper provare gioia personale, quasi intima, per la bella giocata di una giocatrice o per aver ottenuto un bel punto, oppure bisognerebbe esser capaci di rivedere le proprie convinzioni pubblicamente se un atleta, il proprio “vice” o semplicemente un estraneo ne propongono di migliori... Non si sa se questo sano concetto di vangelo sportivo glielo abbiano trasmesso un Velasco, un Barbolini appassionandosi delle loro esperienze nazionali oppure un Phil Jackson attraverso la lettura dei suoi volumi; o se se lo sono costruito lungo l’esperienza seduti sulla panchina a bordo campo delle palestre di Belgioioso, Pavia e Stradella. Comunque sia, è da questa capacità di empatia professionale e spirituale di un coach che nasce quel valore di gruppo, decisivo per le sorti di una qualsiasi squadra. Un coach poco umile, chiuso in se stesso, contemplatore della bellezza delle sue idee, potrà essere apprezzato quanto si vuole, ma non farà mai squadra. Questo è, naturalmente, solo un concetto di partenza. Poi c’è la gestione del gruppo, il senso di appartenenza, l’equilibrio tra la severità e la gratificazione: tutte cose non facili, perché negli allenatori si agita sempre il virus, anche minuscolo ma sempre insidioso, dell’egocentrismo. Bisogna considerare inoltre che costruire ogni santo giorno un buon allenamento, il migliore possibile, non è un’asettica operazione tecnico-professionale e tanto meno meccanica, ma dipende molto dallo stato d’animo delle persone. Pensate se si avverasse questo incubo: se una mattina tutte le ragazze che allenate si svegliassero depresse, arrabbiate, se avessero gravi problemi in famiglia o di denaro, che razza di allenamento ne verrà fuori? Questo libro non ha la pretesa di essere un manuale su come si gestisce una squadra o su come si tiene unito un gruppo. Vengono indicati però i capisaldi delle esperienze di due allenatori di “campo” come tanti altri che, a parte ogni risvolto sentimentale, pensano siano state positive. Non hanno inventato niente: l’istinto li ha spinti verso valori antichi e sani. Nessun segnale rosso di stop alla loro porta: l’hanno tenuta sempre aperta. Nei momenti più difficili, rischiosi o addirittura sconsolati, hanno messo avanti il loro nome e la loro faccia; hanno contribuito a cementare il gruppo con rapporti umani decisamente preziosi e duraturi, sui quali però guai a fraintendere: l’allenatore padre, fratello, amico è diventato implacabile dinanzi ad episodi di scorrettezza, di disonestà, o mancato impegno. Di ogni nuova atleta, collaudata da allenamenti personali, hanno conosciuto tutto, tranne il partito per cui votava. Tutto ciò sta funzionando da circa due decenni con qualche passaggio burrascoso superato senza ombre e riserve mentali e difendendo sempre le cause giuste delle loro atlete meglio dei sindacalisti.Come vedete un repertorio semplice, direi elementare, senza recitazione di ruoli e maschere, ma con gran rispetto della sostanza e delle persone.Nello sport, che tanto gli sta insegnando, hanno ammirato due allenatori di cui troverete parecchie allusioni nel proseguo della lettura, Julio Velasco – l’allenatore che ha fatto grande la nostra Nazionale di pallavolo - e Phil Jackson – l’allenatore più vincente del basket a stelle e strisce. Entrambi sono catalogati sotto l’insegna: “i rapporti umani prima di tutto”, concetto valido per qualsiasi tipo di sport che, al di là dei risultati, è un modo di vivere: di vivere insieme, di vivere meglio, di vivere oltre la rete...Questo è il loro primo libro, il sogno di una vita da quando hanno smesso di andare a scuola ed hanno iniziato, finalmente, a leggere ciò che più gli interessa e li incuriosisce; a comprare libri dopo averli sfogliati attentamente senza fermarsi alla semplice copertina, a passare giornate intere nelle librerie con l’intento di trovare il testo giusto. Ora il sogno si è avverato, indipendentemente dal successo che riscuoterà, e, come tutti i sogni è stato necessario svegliarsi per permettergli di realizzarsi.


Un libro da leggere con la curiosità di un “bambino” e con l’attenzione di un “tecnico” solo così ci permetterà di porci delle domande e magari… ottenere delle risposte.

Manu

 

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Un libro da leggere con la curiosità di un “bambino” e con l’attenzione di un “tecnico” solo così ci permetterà di porci delle domande e magari… ottenere delle risposte

Presentazione Libro

Domencia 27 settembre 2009 presso il castello di Belgioioso si è tenuta la presentazione ufficiale del libro OLTRE LA RETE...